La fotografia è, fin dalla sua nascita, una fonte continua di discussioni. Furono in molti i pittori dell’epoca a veder minacciata la propria posizione, soprattutto per quelli che facevano del ritratto la loro principale attività. Facendo un balzo in avanti di oltre 150 anni, la situazione è fondamentalmente più chiara, almeno per i pittori.
E la fotografia?
L’avvento del digitale e dell'informatica ha avuto sicuramente almeno un pregio: ha permesso a molte più persone di avvicinarsi alla fotografia in senso stretto, in quanto semplifica enormemente una serie di operazioni per le quali fino a non moltissimi anni fa era necessario disporre di attrezzatura e spazi non alla portata di tutti. Ma come in tuttte le cose c'è un risvolto della medaglia, un lato "oscuro" che si chiama eccessivo tecnicismo e omologazione.La maggiore accesibilità ha portato l'industria fotografica a far di tutto e di più per farci consumare tecnica a colazione, pranzo e cena.
Poi è inevitabile se ci convinciamo che la buona fotografia sia tutta nell'ultima reflex, nell'ultima ottica,nell'ultimo filtro e nell'ultimo software che ci offre più possibilità (tecniche ovviamente). Non vogliamo demonizzare la tecnica, per carità.
Senza la tecnica non si va da nessuna parte, di questo credo che siamo tutti convinti ma il rischio è di perdere il vero senso del fotografare.
Restiamo fermamente convinti che realizzare delle belle immagini significa molto di più della padronanza di un mezzo meccanico,molto di più di sapere a memoria un manuale d'istruzioni o di possedere attrezzature costose.La fotografia dovrebbe considerarsi una forma di linguaggio e scrittura attraverso le immagini, come suggerisce la sua stessa definizione etimologica che significa appunto “scrivere con la luce”, attenzione "scrivere" e non "ricreare la luce"!
Purtroppo la maggior parte di noi fotografi, in realtà, non ha affatto un progetto preciso in mente, nè tantomeno un particolare desiderio di esprimersi.Spesso non abbiamo alcun messaggio da veicolare, nè qualcosa da dire, se non: "hei, ci sono anch'io!"
E' proprio il "ci sono anch'io", questo desiderio di essere notato ed apprezzato, che fa produrre delle foto che si avvicinano il più possibile al gusto predominante,e siamo giunti al problema dell'omologazione (se devo vendere le foto, e mantenerci la famiglia, che piaccia o meno bisogna produrre delle foto vendibili, e per questo stereotipate)
Per farla breve, negli album presenti in questo sito non vedrete foto con colori saturi all'inverosimile e da pennarello uniposca, cieli che devono essere sempre e comunque tormentati, massi in primo piano perchè danno profondità. diagonali tirate con il righello, torrenti e fiumi in cui sembra scorrere vinavil.Anzi,in alcuni scatti noterete anche delle imperfezioni tecniche ed altri vi appariranno lontani dagli ingredienti da Bignami della fotografia, e questo perchè in una foto cerchiamo di comunicare sempre e comunque un'emozione e delle visioni personali , sta a voi giudicare se ci riusciamo o meno...







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