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Chi siamo

Mara Beccacece
Inizia a scattare fin da piccola con una contax in pellicola di suo padre, entrando in contatto con la fotografia analogica e lo sviluppo in camera oscura.
Nel 2006 si avvicina alla montagna appassionandosi alla fotografia naturalistica e paesaggistica, frequentando ricorrentemente i vicini Monti Sibillini e l’Appennino Abruzzese.
Nel 2007 inizia a lavorare come assistente in uno studio fotografico della sua regione, prende consapevolezza delle sue potenzialità ed inizia a pensare alla fotografia come un possibile futuro mestiere.
Nel 2008 si avvicina al mondo della grafica e della post produzione seguendo corsi e workshop con docenti come Marianna Santoni, Luca Cavalleri,Giuseppe Maio, Roberto Insalata...
Nel 2010 realizza i suoi primi servizi fotografici in autonomia e si avvicina alla fotografia di reportage con un viaggio con scopo umanitario in Uganda e un altro nell’India del Nord.

Daniele Pallotto
Contagiato dalla passione di Mara per la fotografia, inizia a scattare nel 2005, e condivide con lei molti dei percorsi di formazione (corsi e workshop), specializzandosi però nelle immagini di natura e soprattutto montagna.
Nel 2010 compie il sogno di viaggiare in Himalaya, comincia ad arrampicare e prepara già i prossimi traguardi alpinistici nonché fotografici.

Intendere la fotografia
La macchina fotografica rappresenta un prolungamento di noi stessi, ci permette di andare, di spingerci, di raccontare, di fermare il tempo, ma anche di portare qualcosa di noi.
È un ponte per il mondo, un mezzo per entrare in contatto con ciò che ci circonda ma anche il mezzo per esprimere ciò che ci esplode dentro, le nostre emozioni i nostri pensieri.
Così il nostro modo di raccontare le cose attraverso la fotografia si muove tra desiderio di attenersi al vero e ricerca di una definizione adeguata per rappresentarla.
Uno zoom sugli aspetti importanti e una regolazione di diaframma che favorisca un flusso adeguato di eventi ed emozioni.
Cerchiamo di proporre una fotografia che racconta la realtà così com’è senza stravolgerla o modificarla, ma soffermandoci sui dettagli e approfondire dietro l’apparenza, cercando di trasmettere l’emozione che quell’immagine ci ha provocato.
L’attrezzatura ideale deve essere “maneggevole”, che ci permetta di lavorare liberi e di muoverci.
Il soggetto delle nostre foto spesso sembra sceglierci, c’è sempre qualcosa che ci attira l’attenzione  e sembra chiederci di fermarci per fissare nel tempo quel momento perfetto.
Una volta individuato il soggetto studiamo prospettiva e angolazione per rappresentarlo al meglio, studiamo la luce e l’equilibrio dei colori, una vista allo sfondo e che niente disturbi l’immagine; un mix di tecnica, intuito e sensazione.
Una volta composta mentalmente e ottenuto il controllo su tutti gli aspetti che la condizionano, in quel momento impugniamo la nostra macchina e scattiamo.
A volte bisogna saper aspettare il momento giusto: che la luce arrivi, che la persone si mettino a proprio agio; a volte invece ti trovi di fronte a momenti irripetibili e non hai il tempo di fare nient’altro che afferrare la macchina e fermarlo ed è in questi momenti che entra veramente in gioco la tua abilità.
Non ci piace il ritocco fotografico ma un’immagine reale che non stravolga l’oggettiva realtà, cercando di catturare momenti e prospettive insolite che altri occhi,pur avendo visto quell’ambiente decine di volte, non sono stati in grado di vedere.

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